Riecco la Bettirossa, stavolta si aggrega alla protesta per le
dichiarazioni della Hunziker in tv.
Anzi, l’attacco alla showgirl svizzera sembra essere solo il pretesto:
l’indignazione di Bettirossa & C. si allarga alla proposta di legge
dell’avvocato Giulia Bongiorno, che ha osato ipotizzare un deterrente nei
confronti di chi ostacola le relazioni genitore-figli.
In molti per anni hanno intasato la rete urlando che la PAS non è una
sindrome, poi viene riconosciuto che pur non essendo una sindrome gli effetti
dell’alienazione sono un maltrattamento dei minori.
quindi ecco che cambia la strategia: non dovrebbe esistere nemmeno il
termine alienazione.
È curioso che al grido di “la PAS non
esiste” le indignate tentino di screditare una proposta di legge che non
parla affatto ne’ di PAS, ne’ di alienazione scollegata dalla sindrome
È
punito con la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque, nell’ambito delle
relazioni familiari o di affido, compiendo sul minore infraquattordicenne
ripetute attività denigratorie ai danni del genitore ovvero limitandone con
altri artifizi i regolari contatti con il medesimo minore, intenzionalmente
impedisce l’esercizio della potestà genitoriale. Se il fatto è commesso con
violenza o minaccia reiterata, si applica la pena della reclusione da uno a
quattro anni. Se dal fatto deriva una rilevante modificazione dell’equilibrio
psichico del minore, le pene sono aumentate
La Bettirossa si
lancia su un terreno a lei caro, ricordando come la Parental Alienation
Syndrome venga ritenuta una bufala dalla stessa Cassazione che non ha dato
valore alla diagnosi di PAS su Lorenzo, il bambino di Cittadella (ricordate il
filmato a Chi l’ha Visto?) allontanato dalla madre che rifiutava di rispettare
i provvedimenti del giudice.
Citare Cittadella è un autogol clamoroso per la Bettirossa e tutta la
schiera di demonizzatori della proposta Bongiorno.
Infatti proprio il caso di Cittadella ha fatto scuola, sbriciolando tutti i
più accaniti allarmismi antiAlienazione.
È vero che la Cassazione nel 2012 ha annullato il provvedimento e rinviato
a nuova sezione di Corte d’Appello perché la motivazione dell’allontanamento di
Lorenzo era, nero su bianco, la PAS. Quindi a sentenza cassata il bambino è
dovuto tornare dalla madre che, riportavano i giornali, ha cantato vittoria.
Poi però la corte d’Appello di Brescia ha semplicemente eliminato la
dicitura “PAS” confermando tutto il resto: ha confermato la decadenza della
potestà genitoriale materna in vigore già da cinque anni; ha confermato i danni
subiti da Lorenzo a causa della manipolazione subita nell’ambiente materno,
nonni compresi; ha confermato la necessità di proteggere il minore da ulteriori
maltrattamenti allontanandolo dal contesto familiare dimostratori
pregiudizievole.
Tutto come prima: Lorenzo per essere protetto doveva essere allontanato
dalla madre che gli ha causato e continuava a causargli dei danni.
Quindi la Cassazione aveva riconosciuto
un vizio di forma, non di sostanza.
Infatti anche per la seconda Corte d’Appello le dinamiche ostative messe in
atto dalla madre andavano sanzionate e la misura di protezione per il minore
non poteva che essere l’allontanamento dalla famiglia manipolante, essendo
dette dinamiche l’unico motivo del rifiuto di Lorenzo ad incontrare
l’altro genitore.
Risultato?
Lorenzo oggi vive tranquillamente col padre, quello che secondo la
sollevazione anti Bongiorno dovrebbe essere un pericoloso pedofilo, nonchè un
uomo violento nei confronti del figlio e, ovviamente, della moglie.
Il rifiuto di Lorenzo nei confronti del genitore “violento”, “abusante”,
“maltrattante” era quindi genuino, o indotto attraverso un accanito
condizionamento?
Per quale motivo - visto che la PAS non sarebbe altro che uno strumento in
mano ai padri pedofili - Lorenzo non rifiuta più di incontrare il suo aguzzino
appena viene liberato dalle pressioni ostili al padre?
Curioso come, quando la spontaneità del figlio non viene più inquinata,
sfumino in un attimo tutti i motivi pretestuosi dell’ostilità antipaterna.
Ma quel disgraziato di Gardner non aveva concepito uno strumento perverso
da consegnare in mano ai pedofili, o come minimo violenti?
L’ideologia allarmistica crolla come un castello di carte: nessuna condanna
a carico del padre per pedofilia, e/o percosse, e/o maltrattamenti, e/o
lesioni, e/o minacce, e/o atti persecutori, o altro ancora.
Il padre - capovolgendo l’orientamento prevalente da 50 anni - nel caso di
specie è stato riconosciuto l’unico genitore in grado di difendere il figlio
dal coinvolgimento strumentale nella lite giudiziaria, dinamica invece messa in
atto dalla madre ininterrottamente per oltre 8 anni.
Di contro il genitore dannoso per Lorenzo - piaccia o meno ai crociati anti
Bongiorno - è la madre, evidenza accertata dai giudici di due diverse Corti
d’Appello, nonché da quattro diversi consulenti tecnici succedutisi negli
anni.
Ma la Bettirossa continua a citare Cittadella.
Di tutelare i minori non glie ne frega niente a nessuno, l’importante è la
difesa ideologica delle madri come categoria superiore.
Anche se maltrattanti.
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